17 Maggio 2021
ATTIVITÀ DI PRODUZIONE E VENDITA PANE, COLDIRETTI RICORRE AL CONSIGLIO DI STATO PER DIFENDERE GLI AGRICOLTORI

Continua su tutti i fronti il presidio di Coldiretti sull’attività multifunzionale dell’agricoltura. Quotidianamente la nostra Organizzazione si occupa di difendere le conquiste e i risultati ottenuti a beneficio dei nostri imprenditori agricoli, attraverso un lavoro costante di monitoraggio e intervento, un impegno che pochi vedono ma che si rinnova di giorno in giorno. E’ il caso del ricorso al Consiglio di stato che la nostra Confederazione Coldiretti intende promuovere per impugnare la sentenza con cui il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato nel 2010 dalla “Federazione Italiana Panificatori, Panificatori-pasticceri ed affini”, penalizzando l’attività di produzione e vendita di pane da parte degli imprenditori agricoli. Il Tribunale amministrativo ha infatti annullato i decreti del MEF, di concerto con il MIPAAF, del 5 agosto 2010 e del 17 giugno 2011, limitatamente alla parte in cui essi includono la “produzione di prodotti panetteria freschi” nonché la “produzione di pane” tra le attività tassate su base catastale. In sostanza viene messa in discussione proprio l’attività di produzione e vendita di pane da parte degli imprenditore agricoli.

E’ per questo che Coldiretti, tenuto conto della palese illogicità e infondatezza delle motivazioni addotte dal Tar, ricorrerà al Consiglio di Stato. E’ del tutto evidente, infatti, che la riforma dell’articolo 2135 del codice civile intervenuta nel 2001 con la “legge di orientamento e modernizzazione del settore agricolo” (cfr. art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 228 del 2001) fortemente voluta da Coldiretti, consente di considerare l’attività di panificazione quale attività agricola per connessione esercitabile dalle imprese del settore cerealicolo. Non rileva a tal fine, come invece affermato nella sentenza, che il pane derivi dalla trasformazione di un prodotto (farina) che non proviene direttamente dalla coltivazione del fondo, trattandosi di un’interpretazione del tutto antistorica e, soprattutto, contraria alla volontà espressa del legislatore che nel 2001 ha innovato il novero delle attività esercitabili dagli imprenditori agricoli proprio al fine di ampliare le possibilità di diversificazione delle fonti di reddito sfruttando pienamente il ciclo produttivo dell’azienda agricola.

Va comunque sottolineato che la sentenza del Tar non limita in alcun modo la possibilità, in forza del citato articolo 2135 cod. civ., di continuare ad esercitare l’attività agricola connessa di produzione e vendita di pane, ma la pronuncia del TAR non modifica l’attuale modalità di tassazione dei redditi da ciò derivanti. Infatti, la sentenza del 28 aprile scorso non ha ad oggetto il vigente decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 13 febbraio 2015, che ha sostituito la tabella allegata ai citati decreti ministeriali del 2010 e del 2011 in cui sono elencate le attività agricole connesse produttive di reddito agrario e vi ha incluso anche la “produzione di pane”.

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